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Una parte del laboratorio è riservata ad una selezione di opere di Dino Nannipieri (1930-1995): bozzetti per opere pubbliche e private, figure a tutto tondo e bassorilievi a soggetto laico e religioso, lavori legati alla sua attività di medaglista.
Numerosi disegni sono riconducibili alle opere pubbliche presenti a Cascina (nella Pieve di S. Maria, nel Palazzo della Misericordia, nel Palazzo del Comune, nella sede della Società Operaia, il monumento a G. Cei), a San Gervasio, Pontedera, Navacchio, Castelmaggiore, S.Miniato.


Donatella Nannipieri nel laboratorio

"In Dino Nannipieri la scultura è stata vissuta come necessità, come strumento essenziale per comunicare il proprio mondo interiore, per tracciare un ritratto personale del reale. (.) la produzione di Dino Nannipieri risponde a queste ragioni profonde e trova negli esiti del suo lavoro la conferma di una autentica vena poetica e di una grande abilità artigiana nel lavorare la materia, le sue forme plastiche.
Nella scultura a tutto tondo prevalgono i toni classici, quasi in una sorta di fuga nostalgica dal nostro tempo caotico, alla ricerca di quei valori alti, eterni. Le forme circolari e avvolgenti dei suoi corpi di donna, dei volti, diventano una maniera per raggiungere un sentimento lirico profondo e puro.
Altre volte il registro scultoreo tende alla modernità, alla violenza drammatica, e il volto di donna appare imprigionato in una composizione più geometrica e aspra. (.) In altri gruppi di figure raccolte e in alcune maternità appare un linguaggio più tradizionale, ma comunque capace di esprimere una grande forza comunicativa e sentimenti ancora validi. Corpi che si abbracciano, volti ravvicinati quasi ad indicare un'umanità che si cerca e prova a raggiungere una completezza nuova. (.) Altre volte le figure e i volti sono colti nell'assoluta solitudine e Nannipieri sembra indicarci un'umanità stanca e delusa. (.)
Affiora la sensibilità moderna dell'artista capace di cogliere il disagio e il vuoto del nostro tempo, senza abbandonarsi a gridi retorici e facili. (.) In alcune sculture geometriche recenti sembrano affiorare forme quasi astratte, come se i corpi di donna si trasformassero in oggetti fossili, dove è possibile immaginare percorsi e storie diverse. La grande varietà stilistica e tecnica, i punti di riferimento artistici così lontani, sembrano racchiudere un percorso poetico e umano complicato; in effetti la grande semplicità comunicativa nasce spesso da una ricerca interiore e da percorsi ardui dello stile.
La scultura con Nannipieri torna a essere il luogo classico della bellezza e del sogno, ma contemporaneamente a possedere i detriti e le paure del nostro tempo. (.) Modellare la terra per fermare il tempo, per capire i nostri istinti (.) La collezione di immagini bloccate, di personaggi, resta un esempio di racconto popolare, di possibilità di continuare a parlare ad un vasto uditorio. Con la consapevolezza che, fermare il tempo frenetico su alcune forme di plastica bellezza, può essere il tentativo migliore per raggiungere il cuore dell'uomo, per conservare poche e essenziali frammenti di umanità."

(Riccardo Ferrucci, Modellare il tempo, 1991)


"Il forte legame con la famiglia si è tradotto in un'intima produzione di figure femminili di varie dimensioni: da fanciulle sorprese, più che riprese, in semplici e familiari atteggiamenti, che ricordano lo statuine di Tanagra, accompagnate a volte da oggetti, si passa a medi e grandi formati dove appare più esplicito lo studio delle forme. Figure femminili sedute, sdraiate, in piedi o in azione sono spesso unite alla figura maschile, formando così il gioco degli Amanti, o a bambini in composizioni facilmente interpretate come Maternità o vanno a decorare elementi d'arredo, come le basi di lumi.
Se i toni classici prevalgono nell'attività plastica dell'artista, non è da trascurare la componente astratto-geometrica che caratterizza la produzione dell'artista in qualsiasi periodo della sua vita: dai vasi, alle figure umane, da progetti per monumenti."

(Claudio Casini, Dino Nannipieri Retrospettiva, 1996)


"Una singolare figura di artista appartato, un uomo quanto mai schivo, estraneo a ogni esibizione mondana. Tuttavia animato da un grande fervore creativo. (.) Si era formato presso l'Istituto d'Arte di Cascina e il Magistero di Firenze. (.)
E la creta amò lavorarla con le tecniche più antiche e dirette: non sofisticati prodotti ceramici, ma la semplice terracotta e per di più rossa, su cui raramente interveniva con patine o bruniture a secco, dorature e sobrie smaltature, prediligendo il contatto con il materiale che lo manteneva più vicino alla natura (.) evoca un universo governato dalla serena armonia della bellezza, il mistero di una comunione tra l'uomo e la natura che si compie nel segno dell'arte."

(Nicola Micieli, Dino Nannipieri Retrospettiva, 1996)