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Donatella Nannipieri nel laboratorio

Donatella Nannipieri è nata nel 1959 a Pisa dove si è laureata in Lettere moderne con indirizzo storico artistico.
Ha approfondito i temi della conservazione lavorando come restauratrice di affreschi e di sculture dal 1979 al 1987 presso la Soprintendenza di Pisa. Dal 1986 vive a Livorno.
Dal 1987 insegna storia dell’arte nella scuola secondaria superiore, attualmente presso il Liceo classico Niccolini.
Avendo sempre cercato di unire lo studio della storia dell’arte alla sperimentazione diretta delle attività artistiche, ha trovato particolare sintonia con la lavorazione dell’argilla e dal 1995 modella le sue opere nello studio-laboratorio di Cascina dove è esposta anche una selezione di sculture lasciate dal padre Dino.
Ha partecipato a mostre collettive a Cascina, Pisa e Livorno.



Le Muse di Donatella

Ci piace credere che nel 1959, quando Dino Nannipieri e Floriana Taliani decisero di dare il nome alla loro primogenita, scelsero quello di Donatella perché evocava il grande genio della scultura del Quattrocento fiorentino, Donato di Niccolò di Betto Bardi, noto come Donatello. Il quel periodo, Dino, che si era formato presso l’Istituto di Cascina e il Magistero di Firenze a contatto con importanti maestri come Luchini, Pulcinelli e Innocenti, si era accostato alla ceramica smaltata policroma che caratterizzerà una parte della sua produzione artistica fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1995.
Nella bottega paterna, Donatella, fin da piccola, ha visto il padre lavorare la creta trasformandola in figure per lo più femminili e di varie dimensioni. E’ stato del tutto naturale iniziare a giocare con quel materiale morbido per formare strani oggetti che con il tempo si sono trasformati in bambine, ragazze e donne mature, riflessive o intente ad una attività, sedute o sdraiate. Non è difficile risalire ai percorsi stilistici del padre, da Bonanno a Giovanni Pisano, da Desiderio da Settignano ai Della Robbia a Donatello (per l’appunto!).
La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità. C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè. Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

Claudio Casini
S. Frediano a Settimo, 24 Maggio 2009